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Lungo lo Zambesi, mitico fiume dell’Africa australe

Seguire il corso dello Zambesi significa attraversare l’Africa australe lungo una linea invisibile ma potentissima, un filo d’acqua che diventa racconto, geografia e destino. Dalle sorgenti nascoste tra le foreste del nord dello Zambia fino al delta che si dissolve nell’Oceano Indiano in Mozambico, il fiume disegna un itinerario che è al tempo stesso naturale e culturale, fatto di paesaggi estremi, comunità resilienti e luoghi iconici.

È un viaggio che non si lascia comprimere in una cartolina. Lo Zambesi non è solo una sequenza di attrazioni, ma un organismo vivo che cambia continuamente forma e ritmo. All’inizio è quasi impercettibile, un’idea d’acqua che emerge lentamente da una terra umida e silenziosa. Poi si allarga, si distende, invade le pianure, si frammenta in canali, diventa strada e confine. Più avanti accelera, si concentra, esplode in una delle più grandi manifestazioni di energia naturale del pianeta. E infine rallenta di nuovo, si apre, si disperde, fino a confondersi con il mare.

Lungo questo percorso, il fiume attraversa o lambisce territori diversi, segnando i confini tra Paesi ma anche creando continuità. Zambia, Zimbabwe, Namibia, Botswana e Mozambico condividono questo asse liquido che da secoli è via di comunicazione, fonte di vita e, in tempi più recenti, anche risorsa economica e turistica. Le grandi opere ingegneristiche, come la diga di Kariba, convivono con ecosistemi fragili e con culture che hanno imparato ad adattarsi ai cicli dell’acqua.

Nel racconto europeo dello Zambesi, un nome emerge più di altri: David Livingstone. Fu lui, nel XIX secolo, a portare all’attenzione del mondo occidentale le Cascate Vittoria, ribattezzandole in onore della regina britannica. Ma ridurre il fiume a questa scoperta sarebbe limitante. Molto prima dell’arrivo degli esploratori, lo Zambesi era già parte integrante della vita delle popolazioni locali, che ne conoscevano i ritmi, i pericoli e le opportunità. Ancora oggi, il nome Mosi-oa-Tunya – “il fumo che tuona” – restituisce una visione più profonda e radicata del rapporto tra uomo e natura.

Oggi il viaggio lungo lo Zambesi può essere affrontato in molti modi: come spedizione avventurosa, come itinerario naturalistico, come esperienza culturale. Si può scegliere di seguirlo interamente, attraversando regioni remote e poco infrastrutturate, oppure di esplorarne singoli tratti, più accessibili ma non per questo meno intensi. In ogni caso, ciò che colpisce è la varietà. Poche altre esperienze permettono di passare, nel giro di pochi giorni, da una sorgente nascosta nella foresta a una delle cascate più spettacolari del mondo, da un lago immenso e quieto a un delta intricato e selvaggio.

Questo itinerario lungo lo Zambesi non è solo un viaggio nello spazio, ma anche nel tempo e nelle relazioni. È un modo per osservare come l’acqua modella il territorio e le società, come crea opportunità e impone limiti, come unisce e divide. È un viaggio che richiede attenzione, rispetto e una certa disponibilità a uscire dai percorsi più battuti. Ma è proprio in questa complessità che risiede il suo fascino.

Le sorgenti: dove il grande fiume è ancora un sussurro

Nel nord-occidentale dello Zambia, non lontano dal confine con Angola e Repubblica Democratica del Congo, lo Zambesi nasce senza alcuna enfasi. Non c’è fragore, non c’è spettacolo, non c’è nulla che lasci presagire che quel filo d’acqua diventerà uno dei grandi fiumi del continente. La sorgente è una zona paludosa, una macchia umida immersa nella foresta miombo, dove il terreno spugnoso trattiene l’acqua e la restituisce lentamente sotto forma di piccoli ruscelli. È un paesaggio discreto, quasi timido, che richiede uno sguardo attento per essere compreso, e che proprio per questa sua natura sfuggente riesce a sorprendere chi arriva fin qui con aspettative di monumentalità.

Arrivarci è già un viaggio dentro un’Africa remota e poco raccontata. Da Solwezi o da Mwinilunga si procede su piste sterrate che attraversano villaggi sparsi, campi coltivati e tratti di foresta sempre più fitta. La strada stessa diventa esperienza: bambini che salutano al passaggio, mercati improvvisati lungo il percorso, donne che trasportano acqua e legna, segni di una quotidianità che qui scorre ancora secondo ritmi tradizionali. La sensazione è quella di allontanarsi progressivamente dal mondo conosciuto, fino a raggiungere un luogo in cui il tempo sembra sospeso e la geografia si fa essenziale.

Qui vivono comunità come i Lunda e i Luvale, la cui relazione con il territorio è antica e profondamente radicata. Il fiume, ancora invisibile nella sua forma compiuta, è già parte della loro vita, delle storie tramandate e dei rituali. Non è solo una risorsa, ma un elemento identitario. Parlare con gli abitanti del luogo permette di cogliere una dimensione che sfugge al viaggiatore distratto: quella di un paesaggio vissuto, interpretato e narrato da chi lo abita da generazioni. In questo senso, la visita alle sorgenti è anche un’esperienza culturale, oltre che naturale.

La percezione del luogo cambia lentamente man mano che ci si addentra nell’area della sorgente. Si cammina su terreni umidi, si ascolta il suono ovattato dell’acqua che filtra tra le radici, si osservano le sfumature di verde che cambiano con la luce del giorno.

Non c’è un punto preciso in cui si possa dire “qui nasce il fiume” nel senso spettacolare del termine. Piuttosto, si ha la sensazione che il fiume emerga gradualmente, come un’idea che prende forma. È proprio questa ambiguità a rendere l’esperienza così potente e memorabile.

Dal punto di vista pratico, raggiungere le sorgenti richiede organizzazione e spirito di adattamento. Le infrastrutture turistiche sono quasi inesistenti e ci si affida a lodge semplici o all’ospitalità locale, spesso in strutture essenziali ma accoglienti. È consigliabile viaggiare con una guida esperta, non solo per orientarsi nelle piste ma anche per facilitare il contatto con le comunità e comprendere meglio il contesto. La stagione secca, tra maggio e ottobre, è il periodo migliore per visitare la zona, quando le strade sono più praticabili e il clima più stabile. Chi decide di affrontare questo viaggio deve essere consapevole della sua natura: non è una destinazione facile, ma proprio per questo offre una ricompensa rara, fatta di autenticità e silenzio.

Liuwa Plain e le pianure del Barotse

Dopo i primi chilometri incerti, lo Zambesi inizia a prendere forma e a distendersi nelle vaste pianure alluvionali dell’ovest dello Zambia. Qui il fiume smette di essere un’idea e diventa paesaggio, modellando uno degli ambienti più suggestivi e meno conosciuti dell’Africa australe: le pianure del Barotse e il remoto Liuwa Plain National Park. È una terra che si definisce attraverso l’acqua, che la invade e la abbandona ciclicamente, lasciando dietro di sé fertilità, movimento e trasformazione.

Durante la stagione delle piogge, queste terre si trasformano radicalmente. L’acqua invade ogni cosa, cancellando i confini tra fiume e pianura, tra terra e cielo. I villaggi si adattano a questa realtà mutevole, spesso costruiti su terreni leggermente rialzati o temporaneamente abbandonati quando le acque salgono.

Le comunità si spostano, gli animali migrano, e la vita segue il ritmo dell’inondazione. È un sistema complesso e perfettamente equilibrato, in cui ogni elemento è legato agli altri.

È in questo contesto che si svolge la cerimonia del Kuomboka, uno degli eventi culturali più affascinanti dell’Africa. Il re Lozi lascia la sua residenza stagionale per trasferirsi in un luogo più elevato, a bordo di una grande imbarcazione decorata, accompagnato da un corteo che attraversa le acque alluvionali. Non è solo una celebrazione, ma un gesto simbolico che racconta la relazione tra potere, territorio e natura. Assistere a questo evento significa entrare in una dimensione in cui tradizione e ambiente si intrecciano in modo indissolubile.

Nel cuore di questa regione si estende il Liuwa Plain, un parco nazionale che rappresenta una delle ultime grandi wilderness del continente. Qui la natura si esprime in modo essenziale e potente. Le distese erbose sembrano infinite, interrotte solo da qualche albero solitario e da cieli che cambiano colore con una rapidità sorprendente. La luce gioca un ruolo fondamentale, trasformando il paesaggio nell’arco della giornata e rendendo ogni momento diverso dal precedente.

Tra gli eventi naturali più spettacolari vi è la migrazione stagionale degli gnu, che si muovono in grandi gruppi seguendo l’acqua e il cibo. Non è una migrazione famosa come quella del Serengeti, ma proprio per questo conserva un carattere più intimo e meno affollato. Accanto agli gnu si possono osservare iene, leoni, antilopi e una straordinaria varietà di uccelli. È un ecosistema ricco, ma mai sovraccarico, dove ogni incontro con la fauna ha il sapore della scoperta.

Visitare Liuwa significa accettare una certa dose di isolamento. Le strade sono poche e spesso difficili, soprattutto durante la stagione delle piogge, quando alcune aree diventano completamente inaccessibili. L’accesso avviene generalmente con veicoli 4×4 e con il supporto di guide locali, che conoscono il territorio e ne interpretano i segnali. Le strutture ricettive sono limitate ma di grande fascino, spesso integrate nel paesaggio e pensate per offrire un’esperienza immersiva.

Il periodo tra novembre e dicembre offre lo spettacolo della migrazione, mentre i mesi più secchi, da giugno ad agosto, garantiscono condizioni di accesso più agevoli. In ogni caso, si tratta di un luogo che non si concede facilmente, ma che proprio per questo lascia un’impressione duratura. Qui lo Zambesi è ancora giovane, ma già capace di plasmare un intero mondo, imponendo il suo ritmo e la sua logica.

Le Cascate Ngonye: la potenza nascosta

Nel suo lungo viaggio attraverso lo Zambia, lo Zambesi non riserva tutta la sua spettacolarità alle celebri Cascate Vittoria. Molto prima di raggiungerle, circa 250 chilometri a monte, il fiume offre un altro momento di straordinaria bellezza, meno conosciuto ma non meno affascinante: le Cascate Ngonye, situate nello Zambia occidentale nei pressi della cittadina di Sioma.

A differenza della monumentalità verticale delle Cascate Vittoria (vedi più avanti), le Ngonye si distinguono per un’eleganza più diffusa e articolata. Il fiume qui si frammenta in una serie di salti, rapide e canali che si distribuiscono su un’ampia area rocciosa.

Non c’è un unico fronte compatto, ma una composizione dinamica di cascate multiple, che cambiano aspetto a seconda della stagione e della portata dell’acqua. Questo conferisce al paesaggio un carattere più intimo e variegato, in cui lo sguardo può soffermarsi sui dettagli: l’acqua che scivola tra le rocce, i giochi di luce sulle superfici umide, la vegetazione che si aggrappa ai bordi.

L’ambiente circostante è quello tipico delle pianure occidentali dello Zambia, con tratti di foresta, savana e zone fluviali che si intrecciano. La presenza umana è discreta, e proprio questa relativa marginalità ha contribuito a preservare il sito da un turismo di massa. Visitare le Ngonye significa immergersi in un’atmosfera più raccolta, dove il suono dell’acqua non è travolgente ma continuo, quasi meditativo. È un luogo che invita a rallentare, a osservare, a lasciarsi sorprendere da una bellezza meno immediata ma più persistente.

Dal punto di vista esperienziale, le cascate offrono diverse possibilità. I sentieri che si snodano lungo le rive permettono di avvicinarsi a vari punti panoramici, ognuno con una prospettiva diversa sul sistema di salti. Alcune aree consentono anche di scendere più vicino all’acqua, sempre con la dovuta cautela, per percepire da vicino la forza del fiume. Nei periodi di magra, quando il livello dell’acqua è più basso, emergono isole e passaggi che rendono il paesaggio ancora più articolato.

Raggiungere le Cascate Ngonye richiede un minimo di pianificazione, ma è decisamente più semplice rispetto ad altre aree remote del corso superiore dello Zambesi. La base principale è Sioma, collegata da strade asfaltate alle principali città della regione, tra cui Livingstone. Da Sioma si raggiunge il sito in breve tempo, e negli ultimi anni sono stati sviluppati piccoli lodge e aree attrezzate che rendono la visita più agevole senza snaturare l’ambiente.

Il periodo migliore per visitarle dipende dal tipo di esperienza che si cerca. Durante la stagione delle piogge, tra febbraio e maggio, le cascate sono più spettacolari per volume d’acqua, ma alcune aree possono risultare meno accessibili. Nei mesi più secchi, da giugno a ottobre, il paesaggio diventa più leggibile e permette un’esplorazione più approfondita dei vari canali e formazioni rocciose.

Inserire le Ngonye in un itinerario lungo lo Zambesi significa scoprire un volto meno noto del fiume, una tappa che arricchisce il viaggio con una dimensione più raccolta e contemplativa. È un luogo che non cerca di stupire con la grandiosità, ma che conquista con la sua complessità e la sua autenticità, offrendo un’esperienza diversa e complementare rispetto alle più celebri cascate a valle.

Le Cascate Vittoria: il punto in cui il fiume esplode

Quando lo Zambesi raggiunge il confine tra Zambia e Zimbabwe, accade qualcosa di straordinario. Il fiume, che fino a quel momento ha scorre lento e ampio, si concentra improvvisamente e precipita in una gola profonda, dando vita alle Cascate Vittoria. Il nome locale, Mosi-oa-Tunya, “il fumo che tuona”, non è una semplice descrizione poetica ma una sintesi perfetta dell’esperienza sensoriale che attende il visitatore.

L’acqua cade da oltre cento metri di altezza lungo una parete continua larga più di un chilometro e mezzo. L’impatto genera una nube di vapore che si alza verso il cielo, visibile anche a distanza di chilometri, e che crea un microclima unico, fatto di umidità costante e vegetazione lussureggiante.

Questo ambiente umido contrasta fortemente con le aree circostanti, più aride, creando un effetto quasi surreale. La foresta pluviale che si sviluppa grazie allo spray delle cascate è un piccolo mondo a sé, con specie vegetali che non si trovano altrove nella regione.

Camminare lungo i sentieri panoramici significa entrare in questo universo sospeso. Il rumore è costante, profondo, quasi ipnotico. L’acqua si percepisce sulla pelle, sotto forma di gocce sottili che rendono l’aria densa e viva. La luce si rifrange creando arcobaleni che appaiono e scompaiono a seconda dell’angolo di osservazione. È un’esperienza che coinvolge tutti i sensi e che difficilmente può essere restituita attraverso immagini o parole.

Ma le cascate non sono solo contemplazione. Sono anche un luogo di energia e di movimento. A monte, il fiume scorre tranquillo e permette attività come crociere al tramonto, durante le quali si possono osservare animali lungo le rive e godere di una luce straordinaria. A valle, invece, il fiume si trasforma in una sequenza di rapide potenti, che attirano appassionati di rafting da tutto il mondo. È un contrasto netto, che rende questa zona particolarmente dinamica.

Dal punto di vista logistico, l’area è una delle meglio organizzate dell’Africa australe. Le città di Livingstone e Victoria Falls offrono una vasta gamma di strutture, dai lodge di lusso agli hotel più accessibili, oltre a servizi efficienti e collegamenti internazionali. La scelta del periodo influisce molto sull’esperienza: nei mesi di piena, tra marzo e maggio, lo spettacolo è imponente ma in parte nascosto dalla nebbia; nei mesi più secchi, tra agosto e dicembre, la visibilità è migliore ma la portata del fiume diminuisce.

Le cascate rappresentano un punto di svolta nel viaggio lungo lo Zambesi. Dopo averle attraversate, il fiume cambia natura, e con lui cambia anche il modo di percepirlo.

Lago Kariba: la quiete dopo la furia

Superato il fragore delle Cascate Vittoria, lo Zambesi cambia improvvisamente carattere. Le acque si placano e si distendono nel vasto Lago Kariba, uno dei più grandi bacini artificiali del mondo, creato negli anni Sessanta con la costruzione della diga di Kariba Dam. È un passaggio che segna una trasformazione profonda: dalla forza primordiale delle cascate si passa a un paesaggio controllato, modellato dall’intervento umano ma ancora capace di esprimere una forte dimensione naturale.

Il lago si estende per centinaia di chilometri, creando un orizzonte liquido che sembra non avere fine. Le sue acque tranquille riflettono il cielo, mentre lungo le rive si alternano colline, foreste e tratti più aperti. I tronchi degli alberi sommersi emergono come presenze silenziose, memoria visibile di un territorio che è stato trasformato. Questo elemento conferisce al paesaggio un carattere quasi onirico, soprattutto nelle ore dell’alba e del tramonto, quando la luce accentua i contrasti e crea atmosfere sospese.

Navigare sul Kariba è un’esperienza che invita alla lentezza. Le houseboat permettono di vivere il lago in modo continuo, seguendo i suoi ritmi e fermandosi nei punti più suggestivi. La vita a bordo si svolge tra osservazione, relax e piccoli spostamenti, in un equilibrio tra comfort e immersione nella natura. Lontano dalle rotte più battute, il silenzio diventa protagonista, interrotto solo dai suoni della fauna.

Elefanti che si avvicinano all’acqua, ippopotami che emergono lentamente, uccelli che sorvolano le rive: la fauna è parte integrante dell’esperienza. La pesca sportiva, in particolare quella del tigerfish, attira appassionati da tutto il mondo, ma anche chi non è interessato a pescare può apprezzare la ricchezza biologica del lago. È un ambiente che, pur essendo artificiale, ha sviluppato un proprio equilibrio.

Le principali basi per visitare il lago sono Kariba e Siavonga, entrambe facilmente raggiungibili e dotate di strutture ricettive. Il periodo migliore va da maggio a ottobre, quando il clima è più secco e la visibilità migliore. Il Kariba rappresenta una pausa nel viaggio lungo lo Zambesi, un momento di riflessione dopo l’intensità delle cascate e prima di entrare nuovamente in territori più selvaggi.

Mana Pools e Lower Zambezi: il fiume selvaggio

Scendendo ancora lungo il suo corso, lo Zambesi ritrova una dimensione più selvaggia. Tra Zambia e Zimbabwe si estende una delle aree naturalistiche più straordinarie del continente, formata dal Mana Pools National Park e dal Lower Zambezi National Park. Qui il fiume torna a essere protagonista assoluto, modellando il territorio e determinando la distribuzione della vita.

Il nome Mana Pools si riferisce a una serie di antichi canali e lagune che si riempiono durante la stagione delle piogge e si isolano durante quella secca. Questo ciclo crea ambienti diversi e complementari, che attirano una grande varietà di animali. Durante la stagione secca, l’acqua diventa una risorsa limitata e preziosa, e le rive del fiume si trasformano in luoghi di incontro per la fauna. È qui che si possono osservare scene di grande intensità: elefanti che si abbeverano, predatori in attesa, branchi che si muovono in cerca di nutrimento.

Ciò che rende unica questa regione è il modo in cui può essere esplorata. Oltre ai safari in veicolo, qui è possibile muoversi a piedi, accompagnati da guide esperte, o in canoa lungo il fiume. Camminare in un ambiente così ricco di fauna richiede attenzione e rispetto, ma offre una prospettiva completamente diversa rispetto ai safari tradizionali. Ogni suono, ogni traccia diventa significativa, e il rapporto con l’ambiente si fa più diretto.

Le canoe permettono invece di seguire il corso dell’acqua, avvicinandosi agli animali in modo silenzioso. È un’esperienza che combina avventura e contemplazione, e che consente di osservare il fiume da una prospettiva privilegiata. La sensazione è quella di essere parte del paesaggio, piuttosto che semplici osservatori.

L’accesso a queste aree non è semplice. Spesso si arriva con piccoli aerei, atterrando su piste sterrate immerse nella natura. Le strutture ricettive variano da campi tendati essenziali a lodge di alto livello, sempre progettati per integrarsi nel contesto. Il periodo migliore va da giugno a ottobre, quando la fauna è più concentrata e le condizioni climatiche favorevoli.

È una delle ultime grandi frontiere del safari africano, dove lo Zambesi mostra il suo volto più autentico e potente.

Il delta: dove il fiume si dissolve nell’oceano

Dopo migliaia di chilometri, lo Zambesi raggiunge il Mozambico e si apre in un vasto sistema deltizio prima di incontrare l’Oceano Indiano. È un passaggio graduale, in cui il fiume perde la sua forma definita e si trasforma in una rete complessa di canali, lagune e zone umide. Il Delta dello Zambesi è un ambiente dinamico, in continua evoluzione, dove l’acqua e la terra si mescolano creando un paesaggio di grande ricchezza ecologica.

Le mangrovie giocano un ruolo fondamentale, stabilizzando il suolo e offrendo rifugio a numerose specie. Le acque del delta sono popolate da pesci, mentre le zone umide attirano una straordinaria varietà di uccelli. È un luogo ideale per il birdwatching, ma anche per chi è interessato agli ecosistemi costieri e alle loro dinamiche. Navigare tra i canali significa attraversare ambienti diversi nel giro di poche ore, passando da spazi aperti a zone più chiuse e intricate.

Le località di accesso principali sono Quelimane e Chinde, da cui si organizzano escursioni in barca. Le infrastrutture turistiche sono limitate, ma in crescita, e mantengono un carattere discreto. Questo contribuisce a preservare l’integrità dell’area, evitando un eccessivo sviluppo. Il viaggio qui richiede una certa flessibilità, ma offre in cambio un’esperienza autentica e poco frequentata.

Il periodo migliore per visitare il delta va da maggio a novembre, quando le piogge sono meno intense e gli spostamenti più agevoli. Tuttavia, anche durante la stagione umida il paesaggio ha un fascino particolare, con acque più alte e una vegetazione più rigogliosa.

Arrivare nel delta dopo aver seguito il corso dello Zambesi dalle sue origini ha un significato profondo. Il fiume, che all’inizio era appena percepibile, si dissolve ora in un sistema vasto e complesso, perdendo la sua identità in favore di un equilibrio più grande. È la fine del viaggio, ma anche il suo compimento, un punto in cui il percorso si chiude e allo stesso tempo si apre verso il mare.

 

Consigli pratici e informazioni essenziali

  1. Pianificare un itinerario flessibile è fondamentale: le condizioni delle strade, soprattutto nelle aree rurali dello Zambia e del Mozambico, possono cambiare rapidamente a seconda della stagione.
  2. La stagione secca, tra maggio e ottobre, è generalmente la migliore per viaggiare lungo lo Zambesi, grazie a strade più praticabili e maggiore concentrazione della fauna.
  3. Per visitare le Cascate Vittoria conviene scegliere il periodo in base alle preferenze: massima portata tra marzo e maggio, migliori viste tra agosto e dicembre.
  4. I collegamenti aerei regionali sono spesso indispensabili per coprire lunghe distanze o raggiungere parchi remoti come Mana Pools National Park.
  5. Noleggiare un veicolo 4×4 è altamente consigliato per esplorare le aree meno accessibili, come le pianure del Barotse o le zone intorno a Liuwa Plain National Park.
  6. È importante verificare in anticipo i requisiti per i visti, soprattutto se si prevede di attraversare più Paesi lungo il corso del fiume.
  7. La profilassi antimalarica è raccomandata in gran parte delle regioni attraversate dallo Zambesi.
  8. Affidarsi a guide locali migliora notevolmente l’esperienza, sia per la sicurezza sia per la comprensione del contesto naturale e culturale.
  9. Le distanze sono ingannevoli: anche brevi tratti possono richiedere molte ore di viaggio, soprattutto fuori dalle principali arterie.
  10. Portare contanti è essenziale, in particolare nelle aree rurali dove i pagamenti elettronici non sono diffusi.
  11. L’acqua potabile non è sempre disponibile: è consigliabile utilizzare filtri o acquistare acqua in bottiglia sigillata.
  12. Nei parchi e nelle aree naturali è fondamentale rispettare le regole di sicurezza, mantenendo sempre le distanze dalla fauna selvatica.
  13. Integrare il viaggio con esperienze culturali, come la visita a villaggi locali o eventi tradizionali, permette di comprendere meglio il ruolo dello Zambesi nella vita delle comunità.
  14. Per visitare i Paesi attraversati dal fiume Zambesi, nel cuore selvaggio dell’Africa australe, affidati a un tour operator di grande esperienza e professionalità: African Explorer, il compagno di viaggio ideale per pianificare visite, pernottamenti e safari.
  15. La sicurezza prima di tutto: prima di pianificare il viaggio informati sulle condizioni generali dei Paesi che visiterai tramite il sito Viaggiare Sicuri.

 

Le foto che illustrano l’articolo sono, per gentile concessione, di Marco Trovato e Bruno Zanzottera, tranne l’immagine del koumboka

 

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