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Madagascar, isola delle meraviglie

Il Madagascar, la quarta isola più grande del mondo, è un paradiso naturale e culturale che affascina i viaggiatori con paesaggi spettacolari, una biodiversità unica e tradizioni radicate. La chiamano la Terra dei Cinque Orizzonti perché ha paesaggi sconfinati in ogni direzione. La grande isola del Madagascar, estesa su una superficie doppia rispetto all’Italia, è una sorta di Arca di Noè andata alla deriva dal continente africano 165 milioni di anni fa. La sua natura esuberante ha avuto un’evoluzione autonoma, testimoniata dal fatto che ben l’85% della flora e della fauna è costituito da specie endemiche, presenti solo qui. E anche la sua popolazione è un mosaico di etnie unico nel suo genere. Con culture, tradizioni e lingue che sono il risultato di incontri e fusioni tra marinai, pirati, coloni, conquistatori e avventurieri giunti nel corso dei secoli da ogni dove. 

Il Madagascar, soprannominato “Isola Rossa” per il colore acceso della sua terra, ricca di laterite, promette un’esperienza di viaggio a tutto tondo, alla scoperta di luoghi straordinari. Una terra di forti contrasti dove la natura, selvaggia e mutevole, regna sovrana. Coste sabbiose dal mare cristallino si alternano alle riserve naturali protette dall’Unesco. Tra queste, il Parco Nazionale di Bemaraha, celebre per i suoi Tsingy, particolari rocce dalla forma aguzza. Gli alti e spettacolari pinnacoli, appuntiti e talvolta taglienti, disposti in forma geometrica gli uni accanto agli altri come guglie di una cattedrale gotica, si sono creati nella parete di roccia calcarea in seguito all’erosione messa in atto dagli agenti atmosferici in centinaia di milioni di anni. Questo habitat primordiale è la dimora dei lemuri sifaka, notevoli saltatori e caratteristici per la loro andatura laterale quando sono a terra. La presenza di animali unici al mondo fanno di quest’isola un museo naturalistico a cielo aperto: il Madagascar ospita infatti migliaia di specie di farfalle e di invertebrati, circa 50 specie di lemuri, un’altra cinquantina di camaleonti e circa 250 di uccelli. Il mare rappresenta un altro mondo da scoprire, ricco di vita e pesci dalle forme e dai colori incredibili, mentre le differenti etnie locali, fiere e ospitali, rispecchiano la commistione delle diverse origini dall’Africa all’Oriente. Le sue notevoli dimensioni richiedono di pianificare un viaggio di almeno due settimane, concentrandosi su una o al massimo due, poiché le strade sono piuttosto malconce. In alternativa bisogna volare con le linee aeree interne, ma naturalmente i costi lievitano. La moneta locale è l’ariary malgascio, ma l’euro è spesso accettato nei luoghi turistici. Il periodo migliore per visitare la regione è durante la stagione secca, da maggio a ottobre, quando il clima è più mite e le piogge meno frequenti.

Il viaggio inizia nella capitale Antananarivo, una città vibrante, caotica e ricca di storia. Il Rova di Manjakamiadana, un’antica residenza reale situata su una collina, offre una vista panoramica straordinaria e un’immersione nella storia malgascia. Imboccando la strada che dalla capitale corre verso oriente si raggiunge il   Parco Nazionale di Andasibe-Mantadia. Questa riserva protetta è famosa per ospitare l’indri-indri, il più grande lemure vivente, il cui canto riecheggia nella foresta pluviale. Sentieri ben curati permettono di esplorare la vegetazione lussureggiante, ricca di felci, orchidee e alberi secolari. Le guide locali aiutano a individuare camaleonti, rane e uccelli endemici. Il vicino villaggio di Andasibe offre un’immersione autentica nella cultura malgascia. A sud di Antanarivo, circa 170 chilometri di distanza, sorge Antsirabe, città coloniale dalle temperature fresche è nota per i suoi risciò colorati, le acque termali e le produzioni artigianali. Nei dintorni si trovano laghi vulcanici come il Lac Tritriva, le cui acque cambiano colore con la luce del giorno, e villaggi Betsileo dove si producono sculture in corno di zebù.

Proseguendo verso occidente si arriva al Parco Nazionale Tsingy de Bemaraha, situato nella regione di Melaky, a circa 250 km a nord di Morondava, nel villaggio di Bekopaka, sulle rive del fiume Manambolo. Un percorso da affrontare preferibilmente dall’inizio di maggio a novembre, cioè durante la stagione secca. Questo spettacolare sito UNESCO presenta un paesaggio di formazioni carsiche appuntite, simili a una foresta di pietra. Passerelle sospese e ponti tibetani permettono di esplorare le gole e i canyon nascosti, popolati da lemuri sifaka e specie vegetali uniche. L’accesso avviene via fiume, rendendo il viaggio un’avventura tra mangrovie e fiumi incontaminati. Situata vicino a Morondava, si può raggiungere la celebre Avenue des Baobabs, iconica strada fiancheggiata da giganteschi baobab secolari che regala tramonti mozzafiato. Gli alberi, alcuni alti oltre 30 metri, sono considerati sacri dalle comunità locali. La fotografia all’alba o al tramonto esalta i toni caldi della terra e del cielo. Volendo, chi dispone di tempo e di mezzi adeguati, può dirigersi verso sud e visitare la costa occidentale del Madagascar, in direzione della città di Tulear (Toliara). Si esplora il mondo dei Vezo, i nomadi del mare (vedi sotto)

Sulla costa occidentale del Madagascar, lungo le sconfinate spiagge dell’Oceano Indiano, vive un popolo di navigatori e pescatori: i Vezo. Discendenti di antichi marinai austronesiani, i Vezo sono una comunità che ha fatto dell’oceano la propria casa e fonte di sostentamento, mantenendo vive tradizioni millenarie. Viaggiare nella loro regione, tra spiagge incontaminate, villaggi di capanne di palma e acque turchesi, significa entrare in contatto con uno stile di vita profondamente legato al mare. Il termine “Vezo” non indica una vera e propria etnia, ma piuttosto un’identità culturale: essere Vezo significa saper navigare, pescare e vivere del mare. Questa comunità nomade si sposta lungo la costa a bordo delle tradizionali piroghe a bilanciere, utilizzate per la pesca quotidiana. Abili navigatori, i Vezo conoscono le correnti e i venti con una precisione tramandata di generazione in generazione. La loro economia si basa sulla pesca artigianale: aragoste, polpi e pesci vengono catturati con tecniche sostenibili, spesso senza strumenti moderni. Oltre alla pesca, i Vezo praticano la raccolta di alghe e conchiglie, che vengono vendute nei mercati locali o esportate. La regione dei Vezo si estende principalmente tra Morondava, Belo-sur-Mer e la magnifica costa di Tulear (Toliara). Qui si trovano alcune delle spiagge più spettacolari del Madagascar, con barriere coralline che offrono un paradiso per gli amanti dello snorkeling e delle immersioni. Belo-sur-Mer, tranquillo villaggio di pescatori, è noto per la costruzione artigianale di dhow, le tradizionali imbarcazioni a vela. Passeggiando tra le barche in lavorazione, si può osservare il minuzioso lavoro dei carpentieri locali. A sud di Tulear, Anakao è un villaggio Vezo famoso per le sue acque cristalline e le spiagge immacolate. Da qui si può raggiungere Nosy Ve, un’isola sacra per i Vezo, popolata da colonie di uccelli marini e circondata da una barriera corallina straordinaria. Ifaty è una delle destinazioni più rinomate della costa sud-occidentale, dove le piroghe a bilanciere solcano il mare all’alba e al tramonto. Le immersioni nella barriera corallina offrono incontri ravvicinati con tartarughe, pesci tropicali e coralli multicolori. I Vezo non sono solo pescatori, ma anche custodi di antiche credenze spirituali. Il loro rapporto con il mare è permeato di riti e superstizioni: prima di ogni battuta di pesca, vengono fatte offerte agli spiriti del mare, affinché garantiscano sicurezza e abbondanza. La loro cultura è arricchita da canti e danze tradizionali, spesso eseguiti durante le celebrazioni e i riti di passaggio. Uno degli eventi più affascinanti è il “Moraingy”, una forma di lotta tradizionale praticata nei villaggi costieri, accompagnata da tamburi e canti. Il punto di accesso principale alla terra dei Vezo è Tulear, raggiungibile in aereo da Antananarivo o via terra attraverso la spettacolare Route Nationale 7. Da qui, è possibile spostarsi in piroga o in barca verso i villaggi più remoti, vivendo un’esperienza autentica a stretto contatto con la popolazione locale. In alternativa, come si diceva, si può discendere (con un fuoristrada) la costa occidentale da nord, partendo da Morondava. Il periodo migliore per visitare questa regione è tra maggio e novembre, durante la stagione secca, quando il mare è calmo e le condizioni climatiche sono ideali per la navigazione. Esplorare la terra dei Vezo significa immergersi in un mondo sospeso tra mare e cielo, dove il tempo è scandito dalle maree e dal ritmo delle onde. Questo popolo di pescatori incarna lo spirito libero dell’oceano, custodendo un patrimonio culturale unico e un legame profondo con la natura. Un viaggio qui non è solo una scoperta paesaggistica, ma un incontro autentico con una delle culture più affascinanti del Madagascar.

Al largo della costa nord-occidentale del Madagascar, Nosy Be è un paradiso tropicale che incanta con le sue spiagge bianche, le acque turchesi e una natura rigogliosa. Conosciuta come l’“isola profumata” per le coltivazioni di ylang-ylang, vaniglia e caffè, Nosy Be offre un mix irresistibile di relax, avventura e cultura. Le spiagge di Andilana e Ambatoloaka sono perfette per chi cerca mare cristallino e sabbia dorata, mentre l’escursione al Parco di Lokobe permette di scoprire la fauna endemica dell’isola, tra camaleonti, lemuri e uccelli rari. Per un’esperienza unica, l’isola di Nosy Iranja, a poche miglia di distanza, è un vero gioiello tropicale. Gli amanti del mare possono fare snorkeling o immersioni nell’arcipelago delle Mitsio, dove barriera corallina e biodiversità marina offrono uno spettacolo indimenticabile. Nosy Be ha un clima caldo tutto l’anno, con la stagione secca da maggio a novembre, ideale per visitarla. L’aeroporto di Fascene è collegato con voli internazionali e nazionali. Per spostarsi sull’isola, si possono usare taxi, tuk-tuk o noleggiare uno scooter. La moneta locale è l’ariary malgascio, ma l’euro è spesso accettato nei luoghi turistici. Nosy Be è la destinazione perfetta per chi sogna un viaggio tra natura, spiagge paradisiache e un’accoglienza calorosa. Un angolo di Madagascar che aspetta solo di essere scoperto.

 

Risalendo gli altopiani dell’isola, lungo la Route National 7 che corre verso sud, si possono ammirare i parchi più belli e celebri del Madagascar. A cominciare dal Parco Nazionale di Ranomafana Questa foresta pluviale, ricca di biodiversità, è il rifugio di rari lemuri dorati e di numerose specie di uccelli. I sentieri attraversano fiumi e cascate, offrendo un’esperienza immersiva nella natura. La vicina cittadina termale di Ranomafana invita al relax nelle sue acque calde naturali. magnifico Parco Nazionale di Ranomafana, una porzione di foresta pluviale diventata area protetta in quanto habitat del lemure dorato del bambù, una specie endemica in via di estinzione che necessita della massima tutela per garantirne la sopravvivenza. Fondato nel 1991, il parco di Ranomafana si estende su 400 Kmq di colline e foresta (primaria e secondaria). Gli animali tendono a nascondersi nell’intrico della vegetazione, ma con l’aiuto di guide esperte, durante il nostro trekking nella natura prorompente, tenteremo di avvistare quante più specie possibile: piccoli primati, uccelli dai colori sgargianti, camaleonti ed in particolare il rarissimo lemure dorato del bambù. Volendo si può spingersi fino alla Riserva Naturale di Anja, una piccola e pittoresca area protetta nella quale, con una bella camminata nella foresta, si possono avvistare un buon numero di camaleonti e lemuri. Proseguendo sull’altopiano verso sud si raggiunge il   Parco Nazionale dell’Isalo, forse il più affascinante di tutto il Paese, con i suoi caratteristici massicci di roccia arenaria di formazione giurassica. Affidandoci all’esperienza della nostra guida, potremo decidere al momento lunghezza e difficoltà del percorso. In ogni caso, indipendentemente dal sentiero che sceglieremo di percorrere, la giornata trascorrerà piacevolmente camminando tra canyon, grotte, pinnacoli di roccia, guglie calcaree dalle forme più bizzarre e splendide piscine naturali dove, per chi lo vorrà, sarà possibile fare un bagno. Un paesaggio di canyon, piscine naturali e altopiani rocciosi caratterizza questo parco, paragonato al Grand Canyon americano. Sentieri ben segnalati conducono a cascate nascoste e oasi rinfrescanti, ideali per un bagno dopo un’escursione. Qui vivono lemuri, aquile pescatrici e camaleonti di rara bellezza. 

Il Parco Nazionale di Marojejy è uno dei luoghi più remoti e selvaggi del Madagascar, caratterizzato da foreste pluviali montane e una straordinaria biodiversità. Un’escursione qui offre la possibilità di vedere il raro lemure setoso, mentre il paesaggio avvolto nella nebbia crea un’atmosfera magica. Parco Nazionale di Marojejy: un gioiello selvaggio del Madagascar. Questo ecosistema straordinario, dichiarato Patrimonio dell’Umanità UNESCO, ospita una varietà incredibile di flora e fauna, tra cui il rarissimo Sifaka di Silky, uno dei primati più minacciati al mondo. Con le sue montagne avvolte nella nebbia, cascate spettacolari e sentieri immersi nel verde, Marojejy è una destinazione imperdibile per gli amanti della natura e dell’avventura. Il parco offre percorsi di trekking che si snodano tra foreste tropicali, fiumi e cime montuose con panorami mozzafiato. Il sentiero principale porta fino alla vetta del Marojejy (2.132 m), da cui si può ammirare la vastità della giungla malgascia. Durante l’escursione, i visitatori possono avvistare lemuri, camaleonti, uccelli endemici e una ricchissima vegetazione, tra orchidee selvatiche e felci giganti. Per chi cerca un’esperienza più rilassata, le cascate di Humbert offrono un angolo idilliaco dove rinfrescarsi dopo un’escursione, mentre i tre campi attrezzati lungo il percorso (Camp Mantella, Camp Marojejia e Camp Simpona) permettono di pernottare nella foresta e vivere il fascino della natura notturna. Il parco si trova a circa 60 km da Sambava, facilmente raggiungibile in auto o taxi-brousse. Sambava è collegata ad Antananarivo con voli interni. La stagione secca, da maggio a novembre, è l’ideale per visitare il parco, evitando le piogge abbondanti dell’estate australe.  Scarpe da trekking, abbigliamento impermeabile, torcia, repellente per insetti e binocolo per l’osservazione della fauna.  L’accesso è regolato da tariffe d’ingresso e l’accompagnamento di una guida locale è obbligatorio per preservare l’ambiente e garantire la sicurezza dei visitatori. Il Parco Nazionale di Marojejy è un’esperienza autentica e selvaggia, un viaggio nel cuore pulsante del Madagascar più incontaminato. Qui, tra foreste pluviali e panorami spettacolari, si può riscoprire la magia di una natura intatta, lontano dalle rotte turistiche più battute. Un’avventura imperdibile per chi sogna un’immersione totale nella biodiversità malgascia.

Lontana dalle rotte turistiche più battute, l’isola di Sainte Marie (Nosy Boraha) è un angolo di paradiso al largo della costa orientale del Madagascar. Con le sue spiagge incontaminate, la vegetazione lussureggiante e il fascino storico legato ai pirati, Sainte Marie è una destinazione perfetta per chi cerca relax, natura e autenticità. Île Sainte-Marie, al largo della sponda nord-orientale, per lungo tempo fu un covo di bucanieri nonché il nascondiglio prediletto per i forzieri saccheggiati con gli arrembaggi. Nel vecchio cimitero tra le palme si trovano alcune tombe su cui è inciso l’inconfondibile teschio con le tibie incrociate. Le spiagge di Ambodifotatra e la Baia di Ampanihy offrono acque turchesi e sabbia bianca, perfette per il relax e lo snorkeling. Da luglio a settembre, le acque intorno all’isola diventano un santuario per le megattere, che arrivano qui per la riproduzione: un’esperienza imperdibile per gli amanti della natura. Gli appassionati di storia possono visitare il cimitero dei pirati, testimonianza del passato avventuroso dell’isola. Per un’escursione unica, l’Île aux Nattes, a sud di Sainte Marie, regala panorami mozzafiato e un’atmosfera fuori dal tempo. Il clima è tropicale, con una stagione secca da maggio a novembre, il periodo migliore per visitare l’isola. Sainte Marie è raggiungibile con voli da Antananarivo o in traghetto da Mahambo. Per muoversi, si possono noleggiare biciclette, scooter o utilizzare i tuk-tuk locali. La moneta è l’ariary malgascio, ma l’euro è accettato nei luoghi turistici. Con il suo ritmo lento, la natura selvaggia e un’accoglienza calorosa, Sainte Marie è la destinazione ideale per chi vuole scoprire il Madagascar più autentico e incontaminato. Anche il versante occidentale del Madagascar, quello che si affaccia sul Canale del Mozambico, fu interessato dalla pirateria: temibili predoni del mare come Long Ben Avery, Samuel Burgess e William Kidd trovarono rifugio coi loro filibustieri tra una manciata di isolette selvagge… che ancor oggi fanno sentire il visitatore un autentico esploratore. Gli approdi da visitare si chiamano Nosy Antsoha (microscopica e ricoperta da una fitta vegetazione), Nosy Iranja (una lingua di sabbia bianca protesa nelle acque cristalline), Nosy Komba (abitata dai lemuri), Nosy Tanikely (parco naturale che vanta uno dei fondali più belli dell’Oceano Indiano). Per raggiungere queste isolette incontaminate è consigliabile volare fino alla turistica Nosy Be e qui noleggiare un’imbarcazione (madagascat.co.za), o partecipare a un’escursione di una giornata (moramoraescursioni.com). Oggi sulle spiagge non sventolano più le bandiere nere, ma svettano ancora le torri degli fari costruiti dai coloni francesi che nel 1885 conquistarono queste isole mettendo la parola “fine” all’epopea dei pirati.

Un altro gioiello nascosto del Madagascar è il Canale dei Pangalanes, intricato sistema di laghi e fiumi lungo la costa orientale del Madagascar, perfetto per una crociera in piroga tra villaggi di pescatori e foreste di pandanus. Il viaggio regala incontri autentici con la popolazione locale e paesaggi incontaminati. il Canale dei Pangalanes è un’autostrada liquida che corre per centinaia di chilometri lungo la costa orientale del Madagascar. Furono le autorità francesi, alla fine dell’Ottocento, a progettare questa via navigabile allo scopo di facilitare il trasporto delle spezie verso il porto fluviale di Toamasina, il più importante del Paese. La regione era fertile, le piantagioni prosperose, ma bisognava trovare il modo di spedire i raccolti in sicurezza, mettendoli al riparo dalle correnti oceaniche e dalla periodica minaccia dei tifoni. Joseph Gallieni, il governatore a capo dell’amministrazione coloniale, pensò di sfruttare i bacini naturali alimentati dalle piogge monsoniche. L’idea era di collegare tra loro fiumi e lagune costiere (chiamate, appunto, pangalanes) che si estendevano ai piedi dell’altopiano. Per realizzare l’opera furono ingaggiati migliaia di indigeni, immigrati asiatici e detenuti della colonia penale sottoposti ai lavori forzati. Armati di pale e picconi, costoro smossero tonnellate di terra e di rocce, innalzarono barriere, scavarono solchi nei fondi melmosi, perforarono stretti istmi: diedero vita a unico percorso acquatico, separato dal mare da un cordone litorale, che si estendeva per quasi settecento chilometri dalla località di Farafangana a Mahavelona. Per oltre mezzo secolo sul canale transitarono i tesori dell’isola: vaniglia, pepe, cannella, caffè, chiodi di garofano. Anche dopo l’indipendenza, ottenuta nel 1960, i commerci delle spezie continuarono a viaggiare per lungo tempo sull’acqua. Con l’andare del tempo, però, il Pangalanes perse la sua funzione strategica – complice l’inerzia delle autorità malgasce che ne trascurarono la manutenzione. In alcuni tratti il canale si allarga al punto da sembrare un lago di cui si vedono a stento le rive, in altri si restringe fino a diventare un corridoio strettissimo che a fatica si insinua nell’incombente muraglia vegetale. Malgrado le difficoltà, rappresenta ancor oggi l’unica via di comunicazione per decine di migliaia di persone che vivono abbarbicate sulle sue sponde, sospese tra l’acqua e la terra. Tra le tappe più interessanti del viaggio sui Pangalanes c’è la cittadina di Tamatave (Toamasina), punto di partenza principale per le escursioni sul canale. Proseguendo lungo il percorso, si incontrano piccoli villaggi di pescatori come Akanin’ny Nofy, noto per la sua riserva naturale Palmarium, dove è possibile osservare diverse specie di lemuri in libertà. Le acque tranquille del canale conducono fino al Lago Ampitabe, dove la natura lussureggiante e le spiagge solitarie invitano al relax. Un’altra tappa affascinante è il villaggio di Manambato, circondato da paesaggi idilliaci e punto di accesso per escursioni in barca. Il percorso offre anche la possibilità di entrare in contatto con le comunità locali, che vivono in armonia con l’ambiente circostante, praticando la pesca e l’agricoltura. La navigazione lungo il canale di Pangalanes può essere organizzata tramite tour operator locali, che propongono escursioni di uno o più giorni con barche tradizionali o motoscafi. Il periodo migliore per visitare la regione è durante la stagione secca, da maggio a ottobre, quando il clima è più mite e le piogge meno frequenti. I tour partono generalmente da Tamatave o Manambato e includono soste per osservare la fauna selvatica, visitare i villaggi locali e godere di momenti di relax sulle rive del canale. È consigliabile prenotare in anticipo, soprattutto nei mesi di alta stagione. Il viaggio lungo il canale di Pangalanes è un’esperienza autentica, capace di far scoprire la bellezza naturale e culturale del Madagascar lontano dai circuiti turistici più battuti. Immersi in un paesaggio di acque tranquille, foreste rigogliose e villaggi pittoreschi, i viaggiatori possono vivere un’esperienza unica, a stretto contatto con la natura e le tradizioni locali. Navigare sul canale significa lasciarsi cullare dal ritmo lento dell’acqua, riscoprendo il piacere di un viaggio fatto di incontri, paesaggi e silenzi, nel cuore di una delle regioni più suggestive del Madagascar. Si dorme in semplici alberghi o case locali. Non dimenticate gli spray contro le zanzare.

Non solo lemuri e baobab. Il Madagascar vanta un’eccezionale ricchezza culturale e antropologica, ben 18 etnie diverse, un mosaico di costumi e tradizioni secolari. La stagione invernale, tra giugno e settembre, coincide con il periodo della Famadihana (si pronuncia “famadiin”), una singolare cerimonia funebre che riporta – anche solo per poche ore – i corpi dei defunti nel mondo dei vivi. La riesumazione delle salme avviene a 4-7 anni dalla morte e offre l’opportunità di riabbracciare la persona amata – o meglio, ciò che ne rimane. Il pomeriggio del giorno stabilito le spoglie vengono prelevate dalla tomba, condotte in processione a suon di musica e portate in spalla per sette giri rituali attorno al sepolcro. Quindi vengono avvolte in sudari di raso e cotone confezionati per l’occasione e infine nuovamente inumate, non prima che parenti e amici rendano omaggio al defunto: a turno parlano con la salma per informarla di vicende familiari e notizie del villaggio avvenute dopo il funerale. Al caro estinto donano banconote, fotografie, liquori, foglietti di preghiere… In cambio richiedono consigli, protezione e intercessioni. Le donne che desiderano avere un figlio prelevano brandelli del vecchio lenzuolo funebre e li conservano sotto i materassi come amuleti di fertilità. Macabre superstizioni? Tutt’altro. Il rito avviene in un clima festoso. Le orchestre animano danze scatenate, tra la folla d’invitati scorrono fiumi di birra e rum. E i visitatori stranieri sono benvenuti.

LA VANIGLIA

Tra foreste pluviali e piantagioni rigogliose, il Madagascar custodisce uno dei suoi tesori più preziosi: la vaniglia. Considerata l’oro nero dell’isola, la vaniglia del Madagascar è tra le più pregiate al mondo, apprezzata per il suo aroma intenso e complesso. Un viaggio alla scoperta della sua coltivazione e della cultura che la circonda è un’esperienza sensoriale unica, che permette di entrare in contatto con le tradizioni locali e con un prodotto che ha fatto la fortuna dell’economia malgascia. Il Madagascar è il primo produttore mondiale di vaniglia, e la sua varietà più celebre, la vaniglia bourbon, è considerata la migliore per qualità e profumo. La pianta, originaria del Messico, fu introdotta nell’isola dai coloni francesi nel XIX secolo, ma furono gli agricoltori malgasci a perfezionare la tecnica dell’impollinazione manuale, essenziale per la produzione. Le principali piantagioni si trovano nella regione di Sava, nel nord-est dell’isola, tra le città di Sambava, Antalaha, Vohemar e Andapa. Qui, il clima caldo-umido e il terreno fertile creano le condizioni ideali per la crescita di questa preziosa orchidea. La coltivazione della vaniglia è un’arte che richiede pazienza e abilità: il processo di impollinazione avviene fiore per fiore, manualmente, e il raccolto si effettua solo dopo circa nove mesi. Dopo la raccolta, i baccelli vengono sottoposti a un lungo processo di essiccazione e fermentazione, che dura diversi mesi e contribuisce a svilupparne il caratteristico aroma. Per chi visita il Madagascar, un tour nelle piantagioni di vaniglia è un’esperienza imperdibile. Molte aziende agricole locali accolgono i viaggiatori per mostrare il processo di coltivazione e trasformazione della vaniglia, permettendo di scoprire da vicino il lavoro meticoloso che si cela dietro ogni baccello. I mercati delle città della regione di Sava sono il luogo perfetto per acquistare la vaniglia direttamente dai produttori e immergersi nei profumi intensi delle spezie malgasce. Tra i più rinomati, il mercato di Antalaha è un punto di riferimento per la vendita della vaniglia e offre un’atmosfera vibrante, dove i commercianti trattano il prezzo di questo oro aromatico. La vaniglia non è solo un prodotto di esportazione, ma è parte integrante della cultura e della cucina malgascia. Oltre a essere utilizzata nei dolci e nei dessert, è spesso impiegata per insaporire piatti salati, come lo “hen’omby sy vanille”, uno stufato di carne di zebù aromatizzato con vaniglia, che rappresenta una delle specialità più particolari dell’isola. La coltivazione della vaniglia ha anche un impatto sociale importante: migliaia di famiglie dipendono da questa produzione per il loro sostentamento, e il commercio della vaniglia influenza fortemente l’economia locale. Tuttavia, il settore è soggetto a sfide come il cambiamento climatico e le fluttuazioni dei prezzi sul mercato internazionale. Il periodo migliore per visitare le piantagioni di vaniglia è tra giugno e dicembre, quando si svolgono la raccolta e la preparazione dei baccelli. La regione di Sava è raggiungibile in aereo da Antananarivo a Sambava, oppure via terra con un viaggio più avventuroso lungo le strade interne del Madagascar. Un viaggio alla scoperta della vaniglia del Madagascar è un’esperienza affascinante che unisce turismo, cultura e sapori. Tra piantagioni profumate, incontri con produttori locali e degustazioni, i viaggiatori possono portare con sé non solo i preziosi baccelli di vaniglia, ma anche la conoscenza di un’arte antica che rende unico questo prodotto.

 

 

II tour operator che organizzano viaggi in Madagascar sono decine, e centinaia sono le agenzie e gli operatori locali che offrono servizi e itinerari. La differenza la fa la qualità dei servizi e l’approccio al viaggio. Per questo il consiglio è di affidarsi al tour operator African Explorer che in Madagascar è di casa. In particolare segnaliamo i viaggi organizzati in collaborazione alla Rivista Africa che mettono assieme natura, cultura e solidarietà. Previsti due turni estivi, a luglio e settembre. L’itinerario proposto è un concentrato di bellezze e di emozioni. Prende il via dalla capitale Antananarivo e si sviluppa interamente sull’altopiano che corre verso sud, lungo la Route National RN7. Si attraverseranno villaggi che paiono presepi, risaie terrazzate, foreste rigogliose, pianure disseminate di baobab ed immensi pascoli punteggiati da zebù. Sotto un cielo superbo, il panorama cambia in continuazione regalando suggestioni indimenticabili. Si avvistano lemuri e camaleonti, si esplorano i canyon del Parco Nazionale dell’Isalo, forse il più bello di tutto il Madagascar, tra grotte, cascate e splendide piscine naturali, ed infine si approda alla regione dei Vezo, i nomadi del mare, sulla costa sud-occidentale del Paese dove ci si addentra in suggestive foreste di baobab, e si visitano progetti di solidarietà a favore delle comunità più vulnerabili. Impareggiabile. 

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